Il pensiero laterale (2/3)

Quando si affronta un problema, è prassi comune delimitarlo entro una determinata inquadratura e cercarne la soluzione all’interno di essa. Si accetta, come un dato dimostrato, che una certa linea rappresenti i confini del problema, ed è entro questi confini che il pensiero verticale ricerca la soluzione. Molto spesso però questi confini non esistono nella realtà e la soluzione può trovarsi al di fuori di essi.

Normalmente i verticalisti considerano una soluzione ottenuta col pensiero laterale come una specie di trucco. Ciò prova, paradossalmente, l’utilità del pensiero laterale.

La miglior scelta

Alla ricerca delle impostazioni alternative non si è portati da un impulso spontaneo. Per sua natura, la mente umana viene attratta dall’impostazione più probabile e da essa prende le mosse. Per vincere questa tendenza naturale è necessario agire con determinazione e non fuggire nemmeno dall’uso dell’artificio. Una tecnica che può sembrare troppo semplicistica consiste nello stabilire in anticipo un certo numero di impostazioni alternative, due, tre, cinque o più. Tutti i problemi che cadranno sotto il nostro esame dovranno essere affrontati in ciascuno dei sopraddetti modi.

Un’altra tecnica, in grado di sciogliere i ceppi di una determinata scelta obbligata, consiste nell’applicare i dati di una situazione ad una seconda situazione, che sia più facile esaminare. In tal modo è possibile passare da considerazioni astratte ad analogie concrete. Questo procedimento è valido per due motivi. Anzitutto, le limitazioni delle scelte di impostazione, proprie della situazione di partenza, non ricompaiono nella situazione analogica, che è molto più malleabile. Se si sarà scelta un’analogia adeguatamente sfruttabile, allora potrà essere facile stabilire un raffronto dei rapporti. Il secondo vantaggio del ricorso alle analogie è che queste utilizzano normalmente immagini concrete che suggeriscono altre immagini concrete più facilmente di quanto idee astratte suggeriscono altre idee astratte, con il risultato che la formazione delle idee avviene più facilmente.

Un ulteriore semplice tecnica consiste nello spostare deliberatamente l’attenzione da una componente all’altra del problema.

Anche l’elemento più insignificante del problema dovrebbe ricevere la sua parte di attenzione, e ciò è molto più difficile di quanto si supponga.

Il metodo laterale permette di passare deliberatamente in rassegna, in rapida successione, diverse alternative. L’esperienza e la capacità d’indagine probabilistica dell’intelletto, permettono di associare automaticamente elementi tratti da alternative diverse fino ad ottenere una soluzione valida.

Il principio operativo del pensiero laterale nasce dalla constatazione che il metodo verticale non soltanto è, per sua natura, sterile di idee originali, ma ne ostacola concretamente il sorgere. La logica ha, per sua natura, l’esigenza di controllare e collaudare il pensiero in ogni sua fase. Il pensiero laterale invece non richiede sempre la consequenzialità: quel che gli interessa è che la conclusione finale sia esatta.


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Questo articolo utilizza citazioni tratte dal libro “Il pensiero laterale” di Edward De Bono, editore BUR Biblioteca Univ. Rizzoli; 1 edizione (7 dicembre 2000). Tali citazioni sono state rielaborate e adattate ai fini di argomentare sulle tematiche trattate nel libro rispettando la Legge sul Diritto d’Autore (la legge n. 633 del 1941) così da non rendere inutile la lettura del brano originale, anzi invogliando il lettore a tale lettura.