Il pensiero laterale (1/3)

Il pensiero laterale non è una formula magica che si può apprendere una tantum e utilizzarla subito dopo. E’ un’attitudine e un abito mentale.

Ciò che caratterizza fondamentalmente il pensiero laterale è il controllo a cui sottopone l’intero suo procedimento. Se il pensiero laterale sceglie il caos, è perchè vuol servirsene come metodo, e non perché rifiuta di adottare un metodo qualsiasi. La logica invece attende costantemente l’elaborazione, l’esame e la selezione di soluzioni nuove di qualsiasi specie. La differenza tra il metodo laterale e quello verticale sta nel fatto che, nel secondo caso, la logica guida il pensiero, mentre, nel primo, lo serve.

Pensiero verticale

Il metodo verticale è da sempre ritenuto l’unico degno di considerazione. Nella sua forma più completa, ossia come logica, esso costituisce il tanto decantato ideale a cui ogni mente è esortata a tendere con tutte le sue forze, a prescindere dell’insufficienza dei risultati. I calcolatori ne rappresentano forse il modello migliore.

Comparazione metodo verticale e metodo laterale

I due procedimenti sono complementari. Quando il normale procedimento verticale non riesce a trovare la soluzione di un certo problema, o quando serve un’idea nuova, allora si dovrebbe usare il procedimento laterale. Per trovare idee nuove quest’ultimo è indispensabile, a causa dei limiti intrinseci propri dell’altro procedimento.

Che cos’è l’intelligenza?

Per comprendere l’intelligenza, è forse più utile studiare la stupidità. E’ più facile scoprire quel che manca a uno sciocco, che individuare quel “quid” per cui la persona intelligente emerge sulle altre. Invece di cercare le qualità che mettono una persona in grado di inventare qualcosa di nuovo, avrebbe più senso indagare perché altre ne sono incapaci.

La cultura, del resto, non dispone di altri mezzi per sfuggire al caos se non l’insegnamento, che non è necessariamente legato al progresso: il suo scopo è infatti di diffondere nozioni ritenute utili, ergo informa e non crea.

L’arte di mettere in discussione

Il pericolo spesso non è costituito da un eccessivo impegno nell’esame di una tesi, bensì dalla rinuncia a prendere in considerazione impostazioni diverse da quelle dominanti. Il macabro aneddoto del ragno saltatore servirà ad illustrare il concetto. Uno scolaro, formulata l’interessante teoria che i ragni odono con le gambe, si disse in grado di dimostrarla. Collocò un ragno al centro di un tavolo e gli gridò: “Salta!” e il ragno saltò. Ripetuto con successo l’esperimento, il ragazzo tagliò le gambe al piccolo animale e lo ricollocò al centro del tavolo e gli gridò di nuovo “Salta!”, ma questa volta il ragno rimase immobile. “Ecco” proclamò il ragazzo “tagliate le gambe a un ragno e questo diventerà sordo come una talpa!”

L’ideatore di una teoria è continuamente dominato dal desiderio di svilupparla perché la sente propria; ma esiste anche un altro tipo di dominio: quello dominato dalla pigrizia. E’ molto più semplice accettare un’impostazione concettuale già completamente elaborata, che non metterla in discussione e affannarsi a sostituirla con una personale.

Ambienti della persona

Si può definire “ambiente” di una persona quella parte del mondo che la circonda da vicino. Sotto un altro aspetto, si può considerare come “ambiente percettivo” quello che fa parte dell’esperienza immediata di una persona. Quando poi si prende in considerazione una sola parte dell’ambiente percettivo, si ha una “percezione”. Essa è un’informazione che proviene da quel settore dell’ambiente percettivo su cui è caduta l’attenzione. Tutti i sensi possono contribuirvi, ma uno solo basterebbe.

Schema d’azione

Lo schema d’azione del pensiero laterale può essere articolato su quattro principi operativi, di contenuto estremamente vasto e che non esauriscono certo le possibilità d’intervento del pensiero laterale. Tra questi principi esiste uno stato di fluidità; possono avere più di un elemento in comune, e alcuni di questi elementi potrebbero anche diventare loro stessi dei principi autonomi. I quattro principi operativi sono:

  1. l’identificazione delle idee dominanti, o polarizzanti;
  2. la ricerca di nuovi metodi d’indagine della realtà;
  3. l’evasione dal rigido controllo esercitato dal pensiero verticale;
  4. l’utilizzazione dei dati e delle circostanze fortuite.

Il nostro intelletto divide il “continuum” della realtà che ci circonda in unità distinte. In parte, vi è costretto dal tipo di organizzazione funzionale del nostro sistema nervoso cerebrale, che pone dei limiti alla conoscenza. In parte è però una scelta consapevole che permette di capire le cose scomponendole in elementi già noti.

La scelta delle parti in cui scomporre il tutto è dettata dalla notorietà, dalla convenienza e dalla disponibilità dei rapporti semplici con cui ricomporre le parti ad unità. La disponibilità di parole e di denominazioni condiziona rigidamente il modo di affrontare un determinato problema. La fluidità dinamica del pensiero laterale, che riunisce, scompone e ricompone i dati del problema in forme sempre nuove, scompare e, con essa, la possibilità di trovare la combinazione migliore.

Uno degli accorgimenti per evitare l’effetto obbligante delle denominazioni è quello di pensare per immagini visive, senza usare per nulla i vocaboli. E’ del tutto possibile formulare coerentemente dei concetti in questo modo, le difficoltà sorgono solo quando è necessario esprimere ciò che si è pensato. Pensare per immagini non significa semplicemente utilizzare le immagini come “materia prima” concettuale. La forma di queste rappresentazioni visive si adegua facilmente ai processi dinamici cosicché diventa possibile mostrare contemporaneamente, di un dato procedimento, le fasi passate, presenti e future.

Quando usare il pensiero laterale e quando il pensiero verticale

L’impiego del pensiero laterale è indispensabile in quelle situazioni problematiche che il pensiero verticale non è stato in grado di risolvere.

La frequenza con cui si ricorre al pensiero laterale varia da persona a persona. Se ci si rivolge al pensiero laterale unicamente per i problemi che quello verticale è incapace di risolvere, si risparmia tempo, ma i problemi che ammettono solo una soluzione verticale l’indagine laterale si concluderà sempre con un insuccesso. Chi cerca una soluzione laterale ad ogni problema sulle prime dovrà dedicarvi moltissimo tempo, ma la pratica renderà il procedimento sempre più rapido. L’abito mentale così acquisito permetterà non solo di intervenire con maggiore efficacia nei casi in cui una soluzione laterale è indispensabile, ma potrà anche rilevarsi utile offrendo soluzioni più esaurienti a problemi che hanno una soluzione verticale.


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Questo articolo utilizza citazioni tratte dal libro “Il pensiero laterale” di Edward De Bono, editore BUR Biblioteca Univ. Rizzoli; 1 edizione (7 dicembre 2000). Tali citazioni sono state rielaborate e adattate ai fini di argomentare sulle tematiche trattate nel libro rispettando la Legge sul Diritto d’Autore (la legge n. 633 del 1941) così da non rendere inutile la lettura del brano originale, anzi invogliando il lettore a tale lettura.