Design antropocentrico, concorrenza e innovazione

Ingegneri e manager sono preparati nel risolvere problemi, i designer per scoprire qual è il problema vero. La soluzione brillante di un falso problema può essere peggiore che nessuna soluzione. Tutto sta nel risolvere il problema giusto. Un bravo progettista non parte mai cercando di risolvere il problema che gli viene posto, ma cerca di capire innanzitutto quali sono le vere questioni in gioco.

Design antropocentrico

Il design antropocentrico, o human-centered design (HCD), è il processo per far sì che il prodotto soddisfi i bisogni della gente, sia comprensibile e usabile, realizzi i compiti voluti e offra un’esperienza d’uso positiva e gradevole. Una progettazione adeguata deve soddisfare un gran numero di vincoli e considerazioni. L’HCD è una procedura per venire incontro a queste esigenze, ma con particolare attenzione a due aspetti:


Design antropocentrico centrato sull’attività

L’attenzione concentrata sulle persone è uno dei tratti caratteristici del design antropocentrico: assicurarsi che i prodotti rispondano davvero a bisogni reali, che siano comprensibili e facili all’uso. 


Come possiamo presumere di adattarci a tante persone differenti? Concentrandoci non sulla singola persona, ma sulle attività. È quello che viene chiamato design centrato sull’attività: è l’attività a determinare il prodotto, e la sua struttura, di conseguenza il modello concettuale del prodotto viene costruito intorno al modello concettuale dell’attività. 


Se facilitiamo le attività, tenendo conto di quelle che sono le attitudini umane, la gente accetterà le innovazioni progettuali, imparando tutto ciò che è necessario.

La forza della concorrenza

I fattori che permettono di affermarsi sul mercato sono pochi, fra i più importanti sono il prezzo, la ricchezza di funzioni e la qualità del prodotto. Tutte queste pressioni rendono arduo seguire fino in fondo il processo di design iterativo che porta al miglioramento continuo del prodotto.

In ogni prodotto di successo si annida il virus di una malattia insidiosa, detta “accessorite”, il cui sinonimo principale è la proliferazione strisciante di funzioni accessorie, cioè non strettamente necessarie.

Il professore di Harvard Youngme Moon, nel suo libro “Differente. Il conformismo regna ma l’eccezione domina” sostiene che è proprio questo tentativo di tenere il passo con la concorrenza a far si che alcuni prodotti sembrino tutti uguali.

La maggior parte delle imprese confronta i vari aspetti dei suoi prodotti con quelli della concorrenza, per vedere quali sono i punti deboli in modo da rimediarvi. Sbagliato, secondo Moon la strategia migliore è concentrare gli sforzi sugli aspetti in cui si è più forti e cercare di migliorarli ancora, puntando su di essi il marketing e la pubblicità. Questo fa sì che il prodotto emerga dal gregge.

Quanto ai punti deboli, ignorare quelli irrilevanti, consiglia Moon. La lezione è semplice: non seguire ciecamente il gregge, focalizzare l’attenzione sui propri punti di forza, non sulle debolezze. Se il prodotto ha pregi reali, può permettersi di essere appena accettabile sotto altri aspetti.

Il buon design esige che si faccia un passo indietro rispetto alle pressioni concorrenziali, preoccupandosi piuttosto che il prodotto nel complesso sia coerente, lineare e comprensibile.

Forme di innovazione

L’innovazione dei prodotti avviene in due modi diversi: seguendo un lento processo evoluzionistico naturale, oppure attraverso sviluppi rivoluzionari. In generale la gente crede che l’innovazione sia frutto di grossi cambiamenti radicali, ma in realtà la forma più comune è quella dei piccoli passi.

L’innovazione graduale migliora le cose esistenti. L’innovazione rivoluzionaria cambia la vita delle persone e la produzione industriale. C’è quindi bisogno di entrambe.

Innovazione graduale

Il design che si sviluppa attraverso l’innovazione graduale avviene mediante continue verifiche e perfezionamenti. Idealmente, il progetto è messo alla prova, si scoprono e si modificano i punti deboli, si fa una nuova verifica e si continua così per modifiche successive. Se un cambiamento peggiora le cose, si rimedia al prossimo giro. Alla fine, i difetti sono eliminati, mentre gli aspetti positivi si conservano.

Innovazione radicale

L’innovazione graduale parte da un prodotto esistente e lo perfeziona. L’innovazione radicale parte ex novo, spesso sulla spinta di tecnologie che rendono possibili cose del tutto nuove. Un fattore di cambiamento drastico è il nuovo significato che assume una certa tecnologia. L’innovazione radicale è quella che molti ricercano, in quanto è la forma più spettacolare di cambiamento.

Ma la maggior parte delle idee rivoluzionarie falliscono e anche quelle che hanno successo possono richiedere decenni per arrivarci, o anche secoli. L’innovazione graduale dei prodotti è difficile, ma tale difficoltà impallidisce al confronto delle sfide che deve superare un’innovazione rivoluzionaria. I perfezionamenti graduali avvengono a milioni ogni anno, le rivoluzioni sono molto più rare.


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Questo articolo utilizza citazioni tratte dal libro “La caffettiera del masochista. Il design degli oggetti quotidiani” di A. Norman, editore Giunti Editore (16 aprile 2014). Tali citazioni sono state rielaborate e adattate ai fini di argomentare sulle tematiche trattate nel libro rispettando la Legge sul Diritto d’Autore (la legge n. 633 del 1941) così da non rendere inutile la lettura del brano originale, anzi invogliando il lettore a tale lettura.